Caissa perdonaci / 4

Ti ricordi quella volta che Baadur mi ha chiesto la rivincita?

Gli scacchisti sono persone che mangiano, bevono (a volte più roba alcolica che liquidi salutari) e si divertono. Sembra strano, ma è così. Non passano tutto il loro tempo mogissimi con una scacchiera davanti – come sembrano pensare in tanti solo perché hanno orecchiato aneddoti di comportamenti un po’ pazzoidi.
Gli adepti della musa Caissa sapevano già tutto questo. Noi qui all’Acp Golden Classic l’abbiamo verificato con dovizia di particolari nella serata di martedì 15 luglio, quando c’è stata la cena per i partecipanti al torneo, gli sponsor e gli amici al ristorante Balicco in città.
 
Ci sono due cose che sembrano attirare irresistibilmente gli scacchisti professionisti: la vetrinetta degli alcolici, soprattutto se molto colorati, e le scacchiere. Al Balicco, la vetrinetta alcolica era posizionata incautamente proprio nelle vicinanze del tavolo dei campioni... e quindi fin dall’inizio della serata ha suscitato interesse.
Le scacchiere sono spuntate poco dopo (alcuni sodali se le erano opportunamente portate dietro) quando il codirettore del torneo, Gianvittorio Perico, ha sfidato il vicecampione mondiale blitz (cioè con partite della durata intorno ai 5 minuti) e partecipante al torneo Acp Golden Classic: Ian Nepomniachtchi. C’è stato un breve momento di esitazione. Una sospensione dell’incredulità da parte dei grandi maestri: ma veramente questi dilettanti volevano giocare con loro...?
Ma poi sì, veramente era il momento di giocare. Il motto della Federazione internazionale degli scacchi, d’altra parte, è chiaro: «Gens una sumus», che tradotto dal latino significa che siamo tutti parte della stessa famiglia.
 
Così Perico ha giocato con Nepo, con la supervisione dell’arbitro capo del torneo, Francesco De Sio. I campioni hanno giocato tra di loro e con gli altri ospiti – sia a scacchi ortodossi sia nella variante quadriglia, cioè a coppie su 2 scacchiere: una delle vette più alte dello scibile umano.
E, ehm, anche io... ho osato sfidare Baadur Jobava... Lui ha subito accettato, e poi mi ha sconfitto in circa 30 secondi. Ma non era convinto, e quindi mi ha chiesto la rivincita. Cioè, Baadur, uno dei più forti scacchisti al mondo, ha chiesto la rivincita a me, uno dei più conclamati scarsoni sulla faccia della terra!
Magnanimamente gliel’ho concessa, e stavolta sono riuscito a resistere un po’ di più: sono stato sulla scacchiera per più di un minuto. E più tardi, alla fine della serata, quell’elemento mi ha perfino abbracciato.
 
Sono momenti che ho lì, nello scrigno della memoria. Bellissimi.
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