Caissa perdonaci / 3

Quando i bambini fanno «Oooohhhhh»... Entrando nell’antro sacrale

Gli scacchi fanno paura. Sembrano un’attività difficile, che richiede competenze mentali enormi. I campioni sembrano colossi inarrivabili, quando non mostri provenienti dallo spazio.
Invece basta avvicinarsi un po’, e tutto si rivela più accessibile. Più bello.
 
Qui a Bergamo al torneo Acp Golden Classic lo vediamo ogni giorno. Persone di ogni età entrano nell’auditorium, già convinte di doversi comportare in modi non usuali (come per esempio muoversi e respirare senza fare rumore). Sono quasi intimorite, guardano tentando di farsi notare il meno possibile, fanno qualche passo lungo gli stand degli sponsor. Poi vanno verso le tende di velluto pesante, al di là delle quali c’è il teatro dove si svolgono le partite. Aprono uno spiraglio... e... «oooohhhhh», chiudono subito.
Vedono una specie di rito potente. Uno spazio buio, con lampade sopra il palcoscenico puntate sui tavoli dove sono seduti i giocatori. Silenzio, concentrazione, movimenti felpati.
La domanda che si pongono quasi tutti, senza esprimerla a parole e magari censurando perfino i pensieri, è: ...ma io, lì, posso...? Ma io, lì, sono all’altezza?
 
È ovvio che sì. Entrare lì si può.
Si osservano quel paio di regole di comportamento, e si può entrare tranquillamente. E in breve si scopre di trovarsi a proprio agio, di poter capire perfettamente tutto quello che succede (magari qualche momento dopo che l’hanno capito i campioni, ma gli scacchi non sono un settore della conoscenza umana inaccessibile, tutt’altro).
 
Ok, gli scacchi non sono il calcio, dove centomila spettatori urlano per 90 minuti mentre solo 22 sono laggiù sul campo a divertirsi giocando. Se centomila scacchisti entrassero in uno stadio, dove 22 campioni fossero impegnati alla scacchiera, in breve spunterebbero cinquantamila scacchiere e anche gli spettatori si metterebbero a giocare, divertendosi moltissimo.
Ogni tanto si getterebbe un occhio a quello che fanno i maestri, ma per la maggior parte del tempo ogni spettatore penserebbe in proprio, e si impegnerebbe a rendere immortale la propria partita.
 
Non per niente il medium informativo più usato dal pubblica calcistico è la televisione. Il medium più usato dagli scacchisti, invece, è internet. Vorrà pur dire qualcosa...
E tutto comincia da un bambino che apre una tenda e... «Ooooohhhhhhh».
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